DESCRIZIONE DI UNA LEZIONE  DI MOSHE FELDENKRAIS DI INTEGRAZIONE FUNZIONALE.

 

Studente di una lezione di IF (Integrazione Funzionale) data da Moshe: Marty Shepard è venuta a trovarmi l’altra sera e ho provato a descriverle che cosa Moshe fa; il modo in cui usa le sue mani è così diverso da qualsiasi altra cosa da me mai sperimentata; era molto difficile farsi capire, ho dovuto usare tante parole.

Nel seminario ho capito più cose del suo lavoro; a un certo punto ha preso una donna come volontaria, una donna con la scoliosi, per una dimostrazione; in questo modo ho potuto vedere cosa faceva concretamente invece di semplicemente sperimentare la lezione mentre la ricevo. Sentire su dì sé cosa lui fa è veramente incredibile, l’uso delle sue mani è così diverso per ogni parte del corpo su cui lavora. Muove la struttura, molto leggermente e gentilmente, così che il sistema nervoso centrale comincia a risvegliarsi e il suo funzionamento va avanti da sé. Il suo tocco è completamente indolore, assolutamente delicato.

Stava lavorando sul mio ginocchio, a un certo punto ho visto che faceva una smorfia ed ho pensato: “Oddio, deve aver scoperto qualcosa di terribile!”. E invece lui mi ha detto che aveva sentito che avevo sussultato impercettibilmente perché stava toccando un punto doloroso per me, e non voleva invece farmi sentire dolore. E il solo punto dove letteralmente mi ha fatto male è stato là dove sono molto rigido e cioè nel torace, ne so qualcosa, non in termini del corpo. Ha fatto molto lavoro sulla mandibola ma questo non ha funzionato, un modo per arrivare al mio petto e premere dolcemente sullo sterno, è ancora dolorante, questo è il solo posto dove mi faceva male, là dove c’era una grande rigidità. Altrimenti quello che lui fa è di modellare il corpo, qualche volta lavora con la punta delle dita, altre volte fa qualcosa del genere, una specie di cerchi, è molto difficile descrivere la sua varietà di gesti.

Intervistatore: E’presente tanta intuizione anche, lui osserva ...

Studente: Oh, conosce il corpo molto bene. Sicuramente parte del lavoro è intuizione e parte implica la conoscenza delle dinamiche corporee - “Se faccio questo, questa altra cosa accade” - conosce il corpo esattamente in questi termini.

Intervistatore: E' interessante anche a causa della mia esperienza con il Rolfing, dove alcune volte è stato veramente duro lavorare; invece, quando ho lavorato con Roy Brown sono rimasto sorpreso per lo stile così delicato del suo lavoro.

Studente: Sì, ha lavorato sul collo e le mani, le spalle e la schiena. Oggi è stato breve, sono stato orgoglioso in precedenza per il fatto che mi avesse dato una lezione di 40-45 minuti, oggi invece ne ho avuta una di 20 minuti. Direi che cammino in modo diverso, ha fatto qualcosa con la parte posteriore delle mie gambe, questa è stata la mia seconda lezione, e ha ampliato la base di appoggio del piede, così ora sento che c’è una maggiore parte dei piedi che tocca il pavimento. Ha fatto anche qualcosa dietro le ginocchia articolando la giuntura lì, non conosco il termine esatto.

Le mie ginocchia ora sono molleggiate, vanno su e giù da sole.. Considerando che prima, come ti ho detto, mi sentivo che camminavo come un manichino, sperimentavo la mia camminata come se fosse dura, come il cemento. Di solito porto i sandali e sono abituato a questa sensazione, e all'improvviso ho capito che era meglio per me camminare con scarpe con suole di gomma; sto veramente muovendo e scuotendo tutta la colonna vertebrale. Non mi sono mai sentito così prima, Gli ho chiesto delle persone che portano plantari, sostegni per l’arco dei piedi o scarpe speciali e ciò che ha detto mi ha veramente colpito.

intervistatore: Suppongo che qualcuno di questi accorgimenti vada bene per te.

Studente: No, no, no, questo è uno dei più grossi miti, in questo modo non c’è spazio per la flessibilità, il piede viene modellato dal sostegno. Mi ha fatto l’esempio dei lottatori giapponesi sumo che pesano 180 chili e hanno piedi completamente piatti, senza archi, possono rigirare le dita e toccare la pianta o il collo del piede. Loro sì che hanno piedi flessibili. Questo dovrebbe essere il tipo di piede che si dovrebbe avere. Avere o meno un arco del piede è completamente irrilevante, ciò che si dovrebbe volere avere è la flessibilità. E comincio ora a capire questa idea, ora che ho parlato con lui, che il corpo va visto come una “unità funzionale flessibile” piuttosto che come qualcosa da modellare nel verso giusto, in una configurazione meccanica.

Intervistatore: Puoi dirmi che cosa fa? In altre parole, cosa succede quando entri.

 Studente: Un altro aspetto diverso, che non ho mai riscontrato in nessuna delle persone che fanno un lavoro di manipolazione con le quali ho lavorato, a parte forse Alexander, è che si lavora vestiti. Lui non guarda il corpo nudo, sai che i terapeuti bioenergetici fanno togliere i vestiti e osservano il corpo nudo. Lui conosce il corpo.

Intervistatore: Si può dire infatti quali sono i problemi di una persona semplicemente osservandola, anche con i vestiti indosso.

Studente: No, non per lui. Di solito indosso vestiti comodi, oggi invece indossavo dei vestiti aderenti. La prima volta che l’ho incontrato gli ho chiesto se dovevo spogliarmi e lui si è messo a ridere. Mi ha detto che sarebbe stato un problema per lui lavorare senza vestiti e che preferiva che me li tenessi. La sensazione della sua vitalità e della sua sessualità sono lì, presenti - è così reale, così concreto.

Quando lavora con un gruppo non vuole che qualcuno dimostri, non vuole che nessuno lo imiti, non vuole che nessuno ricerchi una forma. E ciò che fa ha una base teorica dietro, non implica: “Sono perfetto, quindi fai come me”, piuttosto stimola una ricerca per trovare il proprio corpo e la propria consapevolezza.

Gli esercizi che propone sono completamente diversi da ciò che invece fa a livello individuale; nei primi enfatizza la consapevolezza, “senti il tuo corpo quando fai questo”, “diventate consapevoli dei cambiamenti mentre fate questo movimento”, “rotolate da un lato all’altro”, “che cosa sentite a livello cinestesico?”.

Direi che la sensazione generale che ho dopo ogni lezione - sensazione che fino a ora dura ancora nel tempo, qualche volta la perdo, ma in generale c’è un miglioramento - è quella di avere maggiore spazio nella stanza. E’ qualcosa che non immaginavo esistesse; e, nel seminario di questo fine settimana, lui ha enfatizzato questo, che tutti si sentono perplessi nel fare questo lavoro, e che tutti abbiamo bisogno di maggiore spazio per noi stessi nel mondo, di cominciare a sperimentarsi più grandi, più leggeri, più alti. E in verità da allora mi sento sempre più leggero e più sciolto.

Intervistatore: Quando sei entrato hai notato se ha una procedura specifica che segue, se reagisce al racconto dei tuoi problemi, o se ha un piano prestabilito che mette in atto?

Studente: No, mi ha chiesto il motivo per cui ero lì.

Intervistatore: Bene, e tu gli hai raccontato dei tuoi disturbi e poi lui ha cominciato a lavorare su quelle parti?

Studente: Gliene ho parlato, e non so se lui si è mai occupato di queste parti di me. La seconda volta che ha lavorato con le mie gambe mi è venuto in mente una cosa che non gli avevo detto il primo giorno che mi aveva intervistato, e cioè che avevo picchiato con la caviglia sinistra; quindi lui ha lavorato sul piede in un modo particolare. E non so se avrebbe lavorato in modo diverso se non gli avessi detto questo; in ogni modo lui presta attenzione ai disturbi della persona. Ovviamente molti di questi disturbi vengono fuori dal corpo stesso. E certamente se una persona viene con il dolore, ciò che fa come prima cosa è di sollevarli da questo. Per quando mi riguarda non ho ancora vinto tutto il dolore, ho ancora 49 lezioni da fare, e farò tutte quelle che sono necessarie mentre siete qui. Sento di potermi fidare completamente del lavoro che fa.

Una volta gli ho chiesto: le donne possono fare il lavoro che fai tu? Questo perché alla fine di una lezione a volte lo vedo sudato, e sebbene il suo tocco sia gentile, potete immaginare quanto controllo sia necessario per utilizzare nello stesso tempo forza e gentilezza, tanto che si finisce con il sudare. A volte esercita delle pressioni su di me e nonostante questo non sento dolore. E lui mi ha detto che il segreto è nel modo di usare il corpo, il modo in cui si lavora; il suo interesse principale è nel movimento e nella funzione, e quindi le donne possono essere abili quanto gli uomini in questo lavoro, e che anzi la maggior parte delle persone che stava formando erano donne e non uomini.

Intervistatore: In che posizione lavora con te, in piedi, seduto, sdraiato, e che cosa fai nel frattempo ?

Studente: Finora ha lavorato sul tavolo, sulla schiena o sulla pancia, dipende da quale parte del corpo vuole lavorare , e anche seduto su una sedia. Ho avuto due lezioni seduto sulla sedia, una volta mi ha fatto appoggiare la testa sul tavolo mentre lavorava sulla schiena. Oggi mi ha fatto sedere sulla sedia e lui lavorava seduto. Quindi finora ho lavorato in queste due posizioni - orizzontale e seduto.

Intervistatore: Lo hai mai osservato muoversi, gli hai mai chiesto il perché?

Studente: Sì, dopo una lezione, mi dice: guardati allo specchio. Mi ha detto: “Ti invidio l’esperienza che stai facendo di sentire una cosa per la prima volta, è spettacolare”. Ha fatto qualcosa nella terza lezione, stava lavorando sul collo, sulla testa, le spalle e così via, quando aveva finito mi disse “Guardati allo specchio” era come se avessi ricevuto una plastica facciale - le rughe che nessuna plastica riesce a modificare, le rughe sulla fronte erano sparite, non aggrottavo più la fronte. La pelle era così soffice, la faccia così aperta.

Intervistatore: E questa sensazione quanto è durata?

Studente: E’ una cosa da ripetere e richiede la consapevolezza di sentire cosa facciamo nell’accigliarsi o nell’aggrottare la fronte. Spesso dice di permettere alla faccia di mostrare ciò che si sente. Si sa che quando si va in giro accigliandosi e corrugando la fronte si invecchia prima e il volto diventa segnato.

Non ripete mai un esercizio, conosce così tante combinazioni e permutazioni del corpo. Conosce 1.000, 1.500 esercizi, modi diversi di arrivare alla stessa còsa, variazioni della sua conoscenza del corpo, che non deve mai ripetere lo stesso esercizio. Prima del seminario mi ha chiesto se ero stato al seminario di Montreal, e avendogli risposto affermativamente mi ha detto che non voleva fare la stessa cosa. Gli ho detto che a me non dispiaceva, c’erano inoltre tante persone nuove che non avevano mai sperimentato il suo lavoro. E lui mi ha detto che era tentato di fare la stessa cosa perché era una serie di lezioni così importanti. Alla fine ha fatto tante variazioni.

Ciò che vuole ottenere è far sentire il gusto del proprio potenziale, delle proprie possibilità. Oggi, per esempio, quando mi ha fatto piegare giù verso il pavimento! Ora veramente ci credo quando dice che persone di 75, 80 anni possono andare con la testa giù e toccare il pavimento, non con le mani, con la testa! E questo senza sforzo! E inoltre far sentire così dritti e così flessibili quando ci si muove col corpo, penso veramente che abbia qualcosa che non si allontana dal metodo Alexander, qualcosa che non diventa settoriale - il metodo Alexander in origine riguardava l’area spalle/collo/testa.

Intervistatore: Il Metodo Alexander riguarda la relazione testa/collo/ torso, rilassarsi e estendersi... molta parte di ciò che dice e fa è, quasi parola per parola, ciò che Alexander stesso afferma. Non vedo alcuna contraddizione tra loro due. Penso piuttosto che forse lui sia andato un po’ oltre.

Studente: Non vedo necessariamente contraddizioni - ho fatto esperienza di una simile apertura e espansione dopo una lezione di Alexander - immagino che questo lavoro sia più efficace e duraturo sia del Rolfing che dell’Alexander. Lui dice che quando si dà l’opportunità al sistema nervoso di svolgere il suo ruolo, questo viene sentito così salutare che il corpo sa che questo è una cosa buona per lui. La tecnica Alexander fornisce un imprinting cinestesico - facciamo la stessa cosa, essenzialmente è una riprogrammazione.

Penso che il solo essergli intorno sia una esperienza significativa. Ci sono così pochi guru, oggigiorno tante persone sono facsimili di guru. Ho avuto con lui la stessa esperienza avuta ' con Fritz Peris ... e non ho dubbi che Fritz fosse un genio, un uomo veramente originale, e che mi stesse dando qualcosa di veramente speciale lo stesso sento con lui. Ha una storia fenomenale dietro.

Intervistatore: Sono ancora curioso di sapere cosa accade in una lezione e mi chiedo, una volta hai detto che eri seduto sulla sedia con la testa sulle braccia, sul tavolo davanti a te, e un’altra volta era in piedi su di te e muoveva il collo, un'altra volta era dietro di te, a volte ha lavorato sulla schiena o sul collo - mi chiedo se lavora nello stesso modo durante tutta la lezione o cambia posizione in modo da utilizzare modi diversi di lavorare.

Studente: Sì, cambia in continuazione mentre si muove intorno al corpo.

Intervistatore: Durante una lezione copre tutte le aree del corpo o si concentra su alcune? Studente: In generale si concentra su delle parti, oggi per esempio era la colonna, tutte le vertebre, le spalle, e ha fatto moltissimi movimenti con la mandibola mentre la testa era giù, abbandonata. A un certo punto spingeva sui nodi nelle mie spalle, veramente facendole affondare giù. Quindi il lavoro fatto è stato sulla schiena, collo, mandibola, testa e torso, ma delle volte lavora davanti a me, altre volte gira e si posiziona dietro di me.

Intervistatore: Che cosa dice mentre lavora?

Studente: Nemmeno una parola. Non vuole suggestionare, non vuole che i cambiamenti che avvengono siano causati dal voler essere un bravo ragazzo obbediente o dal volere rendere felici mamma o papà. Se dicesse come ci si dovrebbe sentire questo influenzerebbe e ci si sentirebbe davvero in quel modo. Quando invece lavora in gruppo allora dà suggerimenti, ma nelle lezioni individuali non parla per niente.

Intervistatore: E tu gli poni domande?

Studente: Non avevo niente da chiedere. Ti ho detto di quella volta che l’ho visto fare una smorfia e ho pensato che avesse scoperto qualcosa di terribile nel ginocchio. Lui...

Intervistatore: Quindi tutta la lezione è non-verbale. Durante la lezione ti mette lui, con le sue mani, nella posizione che vuole per lavorare?

Studente: Sì, fa tutto lui. E’ incredibile - pensi di essere pesante e inamovibile, e così gli resisti. Lui sa come e dove articolare qualsiasi parte del corpo con la quale sta lavorando, così lui ha tutto il peso. Una volta mi ha detto “Non aiutare”. Qualsiasi cosa che lui faccia arriva così inattesa che non si ha alcun modo di anticipare che cosa farà in seguito, in questo modo prende il ruolo del proprio sistema di sostegno. Questo è ciò che ha descritto nel seminario mentre lo guardavo lavorare con la donna della scoliosi. Ha fatto cose di questo genere, sostenere un lato per fare in modo di creare spazio sull'altro lato, fare da supporto, da sostegno temporaneo per una parte del corpo.

Intervistatore: Fa anche un tipo di lavoro profondo, qualcosa di simile a quello che sì fa nel Rolfìng?

Studente: Quello che posso dirti è che non fa male e non si sente dolore.

Intervistatore: D'accordo, non fa male, ma fa qualcosa che muove veramente profondamente; ricordo ad esempio la differenza che ha fatto per me ricevere un massaggio e un lavoro che andasse profondamente nella fascia.

Studente: Ciò che sento è che lui muove il corpo, non vi penetra dentro. La mia esperienza è di ventre spostato, di essere manipolato; spostamento è la parola più vicina che mi riesce di trovare.

Intervistatore: Così, ciò che senti è che membra e arti vengono mosse piuttosto che essere manipolate nella loro struttura interna, In fascia?

Studente: Oh, sì. Oppure che lui va dentro il corpo nel senso delle vertebre, o spingendo giù per il collo. Per esempio, quando un Rolfer lavora sulle mie spalle, suda, si sforza, vuole spaccare i sassi nelle mie spalle, spinge, tira, scava, lacera; è uno stillicidio, letteralmente. Lavorano così duramente su questi macigni.

Lui invece non fa niente per entrare dentro il corpo. Non dice: qui è duro come roccia. Muove semplicemente le spalle di qua e di là e alla fine smettono di cigolare. La mia spalla sinistra era come ossa contro ossa, non voglio dire che questo era ciò che effettivamente succedeva, ma producevano un rumore fastidioso. E oggi questo rumore è sparito dalle mie spalle. Questo era uno dei disturbi, uno dei sintomi specifici, di cui gli avevo parlato. Non è sparito la prima volta che ha lavorato sulla schiena e sulle spalle, ma ora è scomparso del tutto. Non mi aspetto miracoli, ma è certo che in quattro lezioni ho ottenuto più da lui che da chiunque altro.

 

 

Edward Rosenfeld. ‘The Forebrain: Sleep, Consciousness, Awareness and Learning". Interface Journal Nos. 3-4, 1976

Traduzione di Francesca Ponzi e Francesco Ambrosio P97 Firenze 1

Hanno collaborato: Gina Cecalupo P92 Milano 1 e M. Graziella Locatelli P88 Parigi 1