IL CERVELLO ANTERIORE: SONNO, COSCIENZA, CONSAPEVOLEZZA E APPRENDIMENTO

Intervista a MOSHE FELDENKRAIS

 

Edward Rosenfeld, autore di Book of Highs {Quadrangle Books, 1973) e candidato al dottorato presso l'Istituto di Psicologia Umanistica di San Francisco, ha avuto {'opportunità di intervistare Moshe Feldenkrais il 17 settembre 1973 a New York. Erano presenti anche il terapeuta gestaltista Marty Fromm e Bennett L. Shapiro.

Questa intervista con Moshe Feldenkrais è la prima apparsa in America. Sebbene molto noto in Europa, Feldenkrais è apprezzato solo da un crescente gruppo di studenti dell’Esalen institute, NYU e in altre zone degli U.S.A.

Moshe Feldenkrais guadagnò l’attenzione a livello mondiale grazie al suo lavoro con David Ben-Gurion, l’ex Primo Ministro di Israele. Ben-Gurion poteva a malapena camminare quando iniziò la rieducazione del suo corpo con il Metodo Feldenkrais. Attraverso una serie dì semplici esercizi che Feledenkrais sviluppò come alcune terapie individuali (Integrazione Funzionale n.d.t.). Ben-Gurion fu presto in piedi, con un aspetto vivace, un essere umano pieno di vitalità nonostante la sua età avanzata e il grande impegno polìtico in un momento di svolta della diplomazia del Medio Oriente.

L’attività di Moshe Feldenkrais è il tema principale di questo numero speciale dell’interface Journal. Moshe è in primo luogo un insegnante, ma anche uno dei più importanti pensatori somatici del nostro secolo. Egli non insegna nel senso vero e proprio, ma i suoi studenti imparano. 1I suo lavoro consiste nello strutturare esperienze (che egli chiama “lezioni”) che consentano al discente di acquisire la consapevolezza dì come egli utilizzi se stesso. Insieme alla consapevolezza verranno il cambiamento, la crescita e il miglioramento.

Le “lezioni” di Moshe vertono sul corpo e su come esso si muova. La sua grande intuizione è tuttavia l’aver capito che l’organizzazione del movimento è centrale al problema complessivo dell’organizzazione del sistema nervoso. I1 suo è dunque un insegnamento olistico - così come il corpo, l'intera persona può cambiare.

Nel corso degli anni, Moshe ha messo a punto una serie di movimenti sequenziali il cui effetto è dì indurre consapevolezza nel corpo in modo tale da consentire a chi compie la sequenza dei movimenti di scoprire come egli interferisca con la propria azione. Queste “lezioni’’ sulla consapevolezza possono essere di gruppo o individuali, oppure tramite istruzioni registrate su nastro. Ognuno può eseguire la “lezione” a modo proprio, a seconda di come capisce le istruzioni. Nei gruppi, invece, la maggior parte delle persone avrà un miglioramento di un certo tipo. Moshe ha anche dato alle “lezioni" sul movimento una dimensione di terapia fisica, che chiama Integrazione Funzionale. Questa attività è un insegnamento non-verbale grazie al quale l’insegnante porta il corpo alla consapevolezza proprio come le lezioni di tipo fisico. Moshe descrive tale attività come una "comunicazione a due sensi fra l’insegnante e il discente’’, Ma la comunicazione avviene in modo diretto attraverso il contatto e la propriocezione.

Moshe Feldenkrais, compiuti gli studi di fisica (è un PhD. della Sorbona), si avvicinò all’apprendimento somatico attraverso il proprio interesse dapprima per gli sport, quindi per il judo. Fu una delle prime cinture nere d’Europa. Una lesione al ginocchio, intorno ai quarant’anni, lo spinse ad indagare su come il corpo esprima la condizione della persona. Queste sue ricerche culminarono nella pubblicazione del primo libro, Body and Mature Behavior: A Study of Anxiety, Sex, Gravitation and Learning, pubblicato per la prima volta nel 1949 e oggi reperibile presso la International Universities Press, Un libro più recente sul suo metodo, Awareness Through Movement (Harper & Row, 1972) raccoglie dodici delle sue lezioni. Attualmente Moshe lavora a un nuovo libro. Oltre ai libri è anche disponibile una scelta di incisioni su nastro delle lezioni più importanti ad opera della Big Sur Recordings e della Westinghouse Communications (v. Feldenkrais Resources).

Attualmente (l’artìcolo è uscito nel 1976) Moshe Feldenkrais è Professore Aggiunto al Merito presso l’istituto di Psicologìa umanistica. Ha inoltre un istituto a Tel Aviv, in Israele e insegna all’Università di Tel Aviv. Sotto gli auspici dell’istituto di Psicologia Umanistica sta seguendo, per la durata di tre estati, la formazione di sessantacinque persone alla pratica dei proprio metodo. Nell’estate del 1976 condurrà anche un gruppo destinato al pubblico.

Quello che segue è un'intervista con Feldenkrais in cui egli illustra la propria interpretazione teorica dl termine "counsciousness". Dopo l’intervista c’è una descrizione del suo Metodo e come funziona.

 

INTERVISTA A MOSHE FELDENKRAIS

 

Edward Rosenfeld: Mi rendo conto che vi hanno bersagliato tutto il giorno con una serie di parole come "coscienza Non sappiamo che cosa sia la “coscienza ”. Stiamo cercando una serie di vie diverse che ci permettano di definire, sia per noi che per i lettori, che cosa sia la "coscienza”,

Moshe Feledenkrais: Ciò che dite è davvero bello e onesto, poiché sento tutti parlare e scrivere di “coscienza” a chiunque chieda di cosa si tratti, non ne ha la minima idea, è solo una parola, e con questa parola si spingono fino a “coscienza antica” e “coscienza nuova”. Antica, nuova, non so che cosa sia - che cosa vuol dire? Nel mio lavoro, in tutto quel che faccio - dico una parola e dico che è un processo di rivelazione. Come si rivela un processo? Cominceremo in modo semplice. Per me l’esistenza umana ha quattro stati e niente altro. Sono: dormire, essere sveglio, lo stato di coscienza e lo stato di consapevolezza - e non sono la stessa cosa. Qual’è dunque la differenza che li distingue?...

Grosso modo, quando dormiamo significa che quanto accade nel cervello si stacca, innanzi tutto, dal tempo - dalla funzione temporale. Il tempo si stacca in modo tale da non avere il consueto ordine seriale, sequenziale. Significa che accade qualcosa nel cervello dove non è necessario che il momento successivo segua a quello precedente.

La seconda cosa che viene a mancare è l’orientamento. La persona si stacca dall’orientamento. Non parlo degli occhi che si staccano dalla loro funzione del vedere e dell’udire (che aiuta a vedere). Ci sono persone che dormono con gli occhi aperti e altre che dormono anche in mezzo ai rumori, purché non siano d’interesse vitale. (Ad esempio, se una mamma sente piangere il bambino si sveglierà anche dal sonno più profondo). Questo è il dormire. Per esempio, nella realtà non potete volare, nel sonno sì.

ER: E le persone che camminano nel sonno?

MF: Se vogliamo complicare le cose, che dire del sonnambulismo? dell’ipnotismo? Che dire di qualsiasi cosa? Se vogliamo complicare le cose, non finiremo mai l’intervista!

ER: D’accordo, mi scusi.

MF: Dunque, ritorniamo al dormire. Il sonno significa ritrarsi... Nel dormire spazio e tempo devono essere infranti. Se ciò non accade, la persona non è addormentata. E non sognerà, poiché in quei sogni il tempo sarà così distorto che quanto è accaduto ieri può essere collegato a ricordi infantili, a sentimenti e sensazioni che egli non conosce, legati all’eccessiva acidità di stomaco, alla tensione nel dorso (se è sdraiato sul dorso e scalda la parte inferiore può avere un’erezione e sognare chissà che). Niente a che vedere con la realtà. Perché il sonno sia buono è auspicabile che il distacco dalla vita sia quasi totale. Il distacco del corpo dal senso del tatto è più o meno totale, ma non del tutto. Se versate dell’acqua calda su una persona che dorme, avrà la sensazione di mingere (urinare). Se gli mettete qualcosa di duro sotto la gamba, cambierà posizione anche se è addormentato. Quando si sveglierà non ne sarà cosciente, si è appena svegliato. Se non ha ripreso la sequenza temporale o, prima ancora l’orientamento, dovrà scoprire dove si trovi rispetto all’asse verticale - in relazione alla sua posizione eretta con gli occhi orizzontali. Se ciò non accade non è in grado di muoversi o di sapere dove si trovi. Se una persona si addormenta, ben sapendo dove sono gli oggetti intorno a sé e, mentre dorme, li spostate, oppure egli stesso cambia posizione nel letto, quando si sveglia non è più in grado di orientarsi. Si sente del tutto perso al punto da aver paura di muoversi. Non sa davvero che cosa gli accade. Questo è un tavolo o qualcosa d’altro? Non sa che cosa sia. Dunque, vi è uno stato simile al sonno, quello che io chiamo “essere sveglio”. Prima di aver preso contatto o di rendervi conto di come siete orientato nella stanza, non avete il controllo del vostro corpo. Ciò non ha alcun rapporto con la coscienza. Significa che egli conosce la relazione dello spazio con se stesso. Egli sa dove si trova - dov’è la destra, la sinistra - l’alto e il basso. Questo è lo stadio più basso della coscienza. Questo tipo di coscienza non esiste negli animali - solo negli esseri umani. Per quale motivo? Perché nell’uomo la struttura è più complessa. Quale struttura è responsabile della coscienza? Il cervello anteriore, che è asimmetrico - e distinto dalle altre parti del cervello.

Il sistema rinico, il sistema limbico sono del tutto simmetrici. Anche le loro connessioni reticolari sono diverse, così come la velocità di funzionamento. Sono tutti più veloci del cervello anteriore. Tutto il resto (al di fuori del cervello anteriore), è simmetrico, veloce e ben collegato al talamo - il che significa che hanno sentimenti, umori, atteggiamenti. Il sistema rinico ha tutte le connessioni immaginabili. Il sistema limbico è prevalentemente in serie. Tutte le sinapsi, gli assoni sono sempre in serie, l’uno dopo l’altro. Ora, nel cervello anteriore, la maggior parte delle connessioni sono prevalentemente in parallelo e lente - circa dieci volte più lente di qualsiasi altra parte del sistema nervoso. Sono asimmetriche. Hanno scarsissima integrazione con il talamo. Questa asimmetria rende possibile riconoscere la differenza fra la destra e la sinistra - opposizione. E noi abbiamo la tendenza a dividere ogni cosa in opposizioni, il che è stupido e infantile. Ad esempio, diciamo luce e buio come se la luce fosse l’opposto del buio, mentre non lo è. Il buio è l’assenza di luce e non l’opposto della luce. Vedete come lo spazio esterno, che prende molta luce dal sole, non è tuttavia illuminato, è buio. Freddo e caldo non sono opposti. Il freddo è solo un po’ meno caldo del caldo, il che significa che vi è meno mobilità di atomi e di elettroni quando fa freddo. Questa non è opposizione. Korzybski ha già evidenziato come questo modo di pensare sia infantile. Deriva da questa nostra struttura che richiede semplice opposizione. Inizialmente, quando lo scopre, il bambino è molto incuriosito. Toccherà, rivolterà e assaggerà ogni cosa che gli si presenti diversa. E’ un’asimmetria che non può risolvere. Ci si abituerà, ma il mistero rimane. Come accade che non mettete la mano destra nel guanto sinistro? E’ sciocco, ma è così. I più grandi matematici hanno cercato di dare una risposta e dicono, se tu prendi la quarta dimensione puoi risolverlo, ma se parlate di una quarta dimensione, non significa nulla per nessuno. Bene, avete un cervello anteriore in grado di funzionare più lentamente di altre parti. Questo cervello è asimmetrico e ha il controllo diretto sulle parti perché è collegato in parallelo; può non tenere in alcun conto le reazioni inconsce, primitive. Essendo più lento, ha la possibilità, come ogni strato del sistema nervoso isolato di recente, di influenzare il cervello inferiore. Può modularlo a una maggiore sfumatura, a una maggiore differenziazione, a una comprensione più bassa, a una percezione più sottile. Ed è quanto fa la nostra coscienza. Dunque, il cervello anteriore lavora più lentamente e può rendersi conto di quanto accade nel corpo, fermarlo o potenziarlo. Ad esempio, ora fate questo cenno con il capo. E’ perché avete visto, vi siete resi conto e volete dire di sì. Ma ora potreste anche voler sorridere e proibirvelo o farlo al massimo. Smettete di sorridere. Non potreste se il vostro pensiero fosse veloce. Lo vedete nella vita di ogni giorno. Quando camminate e scivolate su qualcosa o mettete il piede su un gradino inesistente, il vostro corpo reagisce immediatamente, ma voi non sapete che cosa sia. Ci arriverete più tardi, grazie al cervello lento che ha osservato ciò che avete fatto e vi dice che siete in uno stato che io chiamo di “coscienza”.

ER: Conosco questo genere di esperienza, quando faccio un passo a vuoto, è quasi uno shock. :

MF: E’ uno shock.

ER: Intendete dire che è il cervello anteriore che induce questo tipo di shock?

MF: No... ogni strato superiore in evoluzione, il che significa quello sopra al più basso (sopra al quale Jackson ha mostrato che si trova quando il corpo è in posizione eretta), non è solo successivo nel tempo, ma più in alto nella struttura. Ciò spiega perché le parole “centri nervosi superiori” sono ormai così ben note. Ma il cervello anteriore non funziona con la stessa velocità delle parti del cervello più antiche, primitive. Queste hanno un’esperienza di cinquanta, sessanta milioni di anni e, tramite l’evoluzione, la mutazione e la sopravvivenza delle più idonee tra loro, hanno elaborato una macchina molto forte, stabile, affidabile. Il cervello anteriore è invece una struttura recente del cervello umano. La coscienza è un fenomeno recente del cervello - della natura in genere - e pertanto è debole. Essa ci dà una migliore sfumatura, capacità di valutazione più sottile e maggiore varietà. La capacità di valutazione immediata ci viene invece dal cervello antico, altrimenti prima che decidiate che si tratta di una buccia di banana e quel che dovete fare, vi sarete rotto il collo. Oppure, se guidate la macchina e incontrate una macchia d’olio, prima che decidiate che è una macchia d’olio vi sarete ucciso da un pezzo. Ciò è dovuto prevalentemente all’asimmetria, alla lentezza. Ancora una cosa - abbiamo detto che è scarsamente integrato al talamo e ciò significa che non funziona quando vi siano emozioni violente. Se siete molto arrabbiato, non avete controllo cosciente di voi stessi e pensate come uno stupido. Quando il talamo è irritato, il cervello anteriore non può fare quasi nulla. L’eccitazione si diffonde e il controllo superiore, tanto delicato, cede le armi. Si ricorre allora a una serie di trucchi, come chiudere gli occhi, contare, allo scopo di ridurre l’eccitazione che invade il cervello anteriore. In tal modo è possibile riprendere il controllo cosciente di sé, altrimenti non ne se ne avrebbe alcuno. Questo prova che il pensiero lucido deve essere sgombro dalle emozioni. Quando siete geloso il vostro pensiero è impazzito. Quando avete paura il vostro pensiero non vale nulla - non potete risolvere i problemi. Quando siete arrabbiato, geloso, spaventato, quando avete delle ansie, il vostro pensiero è peggiore di quello di un cane che si sottrae al bastone.

Vedete dunque che in tal modo la coscienza diventa molto più tangibile, molto più reale della semplice parola “coscienza”. Vedete che, se la coscienza è scarsa, ha poca consapevolezza del corpo, il problema è tutto qui. La qualità della coscienza è la capacità di scoprire che cosa fanno gli altri centri nervosi. La vostra mano è come quella di una scimmia, ma non potete educare la scimmia a fare lavori di alta qualità, come suonare il violino o scrivere, o il lavoro di tagliatore di diamanti o di lucidatore. Si tratta di lavori che richiedono una certa capacità di osservazione. E la pittura, il disegno - sono la stessa cosa. Prendo un pezzo di carta, vi guardo e cosa faccio? Soppeso la mano - mi obbedirà per riprodurre ciò che vedo o no? Poi si riduce di dimensioni in modo che il movimento sia topologicamente corretto ma non è corretta la scala. Quindi devo osservarmi, sentire se la mano sta facendo quel che vedo - e valutare i rapporti. Dov’è il suo sopracciglio rispetto ai capelli? Quanto dista dalla bocca? Questo è coscienza. Devi osservarti e mettere in relazione le tue sensazioni. Spostare l’attenzione esterna verso l’interno tramite occhi, orecchie e tatto - questo è “coscienza”.

Marty Fromm: Cos’è allora la consapevolezza? Come ci si arriva?

MF: La consapevolezza è quella parte della coscienza che implica conoscenza. Ad esempio, siamo tutti seduti qui. Sapete dirmi se siete seduti alla stessa distanza da lei o da lui? Lo sapete - lo vedete, ma non lo sapete. Quando lo saprete? Quando osservate ciò che valutate con il movimento degli occhi. Questo è conoscenza. Prima avevate appena un’idea - cioè coscienza. Ma non sapete se sono pari o no. Non sapete anche da molti altri punti di vista. Ad esempio, non sapete quante porte ci sono in questa stanza. Le avete viste. Quanti gradini ci sono nella vostra casa - li avete fatti milioni di volte. Quante finestre ci sono nella casa in cui vivete? Nella casa dove siete nato? Quante piastrelle? Non lo sapete, non ne avete bisogno. Ma se ne aveste bisogno che cosa fareste? Andreste a contarle. Come le contereste? Osserverete quanti atti di cambiamento ci sono, movimenti degli occhi o movimenti del dito, o l’attuale movimento della testa, o lo spostamento dell’attenzione. E potete farlo anche nell’immaginazione. Potete figurarvelo nell’immaginazione e dire “Guarda, ecco la prima porta e ecco la porta a destra...” e quel che fate è esaminare ciò che la vostra coscienza sa di aver fatto milioni di volte; tuttavia, non potete ricondurlo a una conoscenza bene ordinata se non siete consapevole. Per la maggior parte delle persone i momenti di consapevolezza sono normalmente molto rari. Coloro che hanno prodotto, creato, trasformato il mondo in cui viviamo - hanno migliorato la propria consapevolezza. Ad esempio, alcuni hanno scoperto che la loro matita è fatta veramente di materiale poroso - di atomi. E ci hanno messo un bel numero di anni per vedere che gli atomi sono la più piccola particella divisibile. Nel 1943 avevo anticipato qualcosa che ora tutti conoscono, qualcosa che, ora, tutti gli scienziati dicono; lo avevo dichiarato prima che si sapesse cosa fosse una bomba a idrogeno. All’epoca affermavo che c’è un nucleo e protoni e atomi. (Moshe Feldenkrais fece questa osservazione nel suo primo libro Body and Mature Behavior).

Bennet L. Shapiro: The Rutherford - Bohr atom.

MF: Sì, e dicevo nel libro che c’era tutta una banda di idioti, gli scienziati, perché ciò che essi studiavano - le particelle - hanno come una vita breve, e ora noi sappiamo... Quando guardo le cose che conoscevo a quel tempo non riesco a capire come ho fatto.

BLS: Lei ha presentato questo materiale per la prima volta nel 1943.

MF: Era qualcosa che non interessava a nessuno.

BLS: Ho letto molto attentamente Body and Mature Behavior e mi ha colpito il fatto che contiene ancora alcune cose di cui la gente non è consapevole. Ho apprezzato molto quanto dite a pagina 32. Lei diceva: “La vita, così come il mondo della materia, non sarà mai ridotta a qualcosa di molto semplice a meno che non si sviluppi un metodo di pensare del tutto nuovo, che non si basi sulla casualità”

MF: “Oggi lo sanno tutti. Il libro contiene molte cose rispetto alle quali venticinque anni fa ero in anticipo sui tempi. Questo mi rattrista - mi si conosce adesso, quando sono ormai prossimo a morire. Vedrete anche che c’è scritto che è sciocco pensare che vi siano solo elettroni, protoni e neutroni e che, se guardiamo più da vicino, scopriamo che vi sono migliaia di particelle che si formano e muoiono e ve ne è un’enorme varietà - conosciamo solo quelle che sono molto stabili.

Penso che sia possibile migliorare la coscienza - poiché, così come la intendo, essa è la capacità di osservare, da parte del centro nervoso superiore, quanto accade in quelli inferiori. E questa osservazione è stata rivolta solo alle cose utili che l’umanità ha ritenuto essenziali per la lunga, miserabile vita che ha condotto sino ad oggi. Fino a pochi decenni fa l’umanità non ha avuto tempo di occuparsi della coscienza - si occupava solo dei bisogni più immediati: mangiare, vedere e afferrare - ecco perché la coscienza è solo nelle dita, nella bocca e negli occhi e un po’ più nei genitali. E’ grande merito di Freud l’aver scoperto problemi in queste aree - lo ha chiamato “stato anale” e “stato orale” e lo ha fatto solo con le parole - con il pensiero e con i sentimenti. Quando parla di inconscio dice esattamente quel che io dico circa la coscienza - cioè anale, orale, genitale - e basta - e di manipolazione, ma questo non lo dice perché non pensava in modo appropriato. Non capiva il problema vero e proprio. E con il suo modo di cercar di risolvere il problema, ha introdotto la schizofrenia in ogni persona - l’es, l’io, il super-io. Avete tre personalità. Chi siete allora?

Rosenfeld: Il fatto che il cervello anteriore ci consenta quel momento di pausa, di sintonia, rende possibile una “coscienza unificata piuttosto che una “coscienza spezzettata”? Piuttosto che una serie di frammenti diversi, orale, anale, genitale?

MF: Può darsi, ma la nostra cultura non lo ha mai ammesso. Ha formato l’essere umano come se fosse una di quelle strutture primitive, un animale, un cane, una macchina e, nei casi migliori, un telefono - come i behaviouristi che vogliono che sia solo azione-reazione. Fate una domanda ai behaviouristi - come accade che un ratto, un topo, un gattino e un essere umano siano dotati di curiosità? Perché sì guardano intorno dopo che hanno mangiato tutto? Che cosa spinge l’essere umano a conoscere? La curiosità è qualcosa che parte dall’interno verso l’esterno, non in altri sensi - ed esiste prima che facciate qualsiasi esperienza. Esiste nel bambino prima che sappia fare qualunque cosa. Esiste in tutti gli animali. E’ la prima legge di quella macchina-telefono-scambio - qualcosa che si ripercuote su di voi, vi dà uno stimolo, siete condizionato e avete una risposta. I riflessi condizionati funzionano solo quando vi è soddisfazione allo stimolo. Se date la carne al cane e poi suonate il campanello, non risponderà un’altra volta. Se suonate il campanello e poi gli date la carne 'gli insegnerete in tre secondi a salivare al suono del campanello. Tale condizione non esiste negli esseri umani dotati di immaginazione. Se date il cibo al cane e quindi suonate il campanello, non creerete mai un riflesso condizionato. Negli esseri umani, se lo fate una volta, sono in grado di pensare e di modificare l’ordine. Se cambia l’ordine, non serve a nulla.

 Fromm: Chi sono stati i suoi maestri?

MF: Me stesso. Mi sono rifiutato di andare all’università a studiare medicina. Mi sono rifiutato di essere preso al laccio come tutti gli altri. Mi son detto che avrei fatto i miei errori, non importa, ma non volevo imparare dall’autorità di un professore noto. Mi avrebbe convinto perché ne sapeva di più e nell’arco di sei mesi avrei perso ogni curiosità. Avrei imparato come tutti - e avrei preso una buona laurea.

Rosenfeld: Quando è nato?

MF: Nel 1904, il 6 maggio.

ER: Dove?

MF: Dove? In un letto.

ER: In quale città, in quale paese?

MF: Ho cambiato nazionalità tre volte prima dei tredici anni. Prima ero polacco, poi tedesco, poi russo. Ora penso di essere a metà fra gli ultimi due.

ER: Quanti anni aveva quando è andato in Israele?

MF: Sono andato in Israele nel 1918, quando avevo quattordici anni. Sono andato solo, tutto solo.

ER: E ha detto che le ci son voluti dodici anni di lavoro di preparazione a queste conferenze prima di scrivere Body and Mature Behavior?

MF: Ho lavorato su di me, curandomi le ginocchia. Mi davano dei disturbi e i dottori dicevano che l’operazione le avrebbe irrigidite.

ER: Dunque è stata proprio la sua personale infermità fisica a spingerla a imparare?

MF: Sì. Pensavo di fare delle letture sulla struttura e che quindi avrei risolto il problema da

solo.

ER: Quando ha lasciato definitivamente la fisica per passare al lavoro sul corpo?

MF: Mai. Non l’ho mai fatto. C’è stato un periodo di sette anni in cui ho abbandonato tutto ciò e sono tornato alla fisica... poi sono andato in Israele, ho lavorato nel settore scientifico dell’esercito e qui ho costituito il Dipartimento di Elettronica delle Forze di Difesa di Israele. Mi avevano chiamato a questo scopo. . .

ER: Se qualcuno voleva praticare il suo metodo c’era un indirizzo di riferimento a cui rivolgersi?

MF: Sì, 49 Nachmani Street, Tel Aviv, Israele. C’è anche un numero di telefono 61-2003.

ER: Ha formato delle persone che fossero in grado di fare il tipo di lavoro individuale che fa lei?

MF: Sì, un gruppo. Quattordici persone.

Il primo gruppo che ho formato mi ha richiesto tre anni - ogni giorno - due ore con me e due supplementari con la mia supervisione. Lavoravano l’uno sull’altro e su di me. Provavano su di me le tecniche anche se non le conoscevano bene. Cerchiamo di potenziare la sensibilità delle mani e la consapevolezza che traspare quando le nostre mani toccano il corpo. Cerchiamo le minime differenze - i tessuti degenerati, i muscoli permanentemente contratti, l’infiltrazione nella fascia. Ciò richiede non solo delicatezza, ma anche che si sappia che cosa si tocca. Chiunque, se gli si dice di toccare dieci mani in un certo modo, saprà che sono tutte diverse. Ha la sensibilità, ma non ha la mia capacità di sapere che cosa sta facendo. Per insegnargli che cosa sente devo migliorare la conoscenza che ha di sè. Devo lavorare con ciascuno con le mie mani, ognuno separatamente, allenandolo, ma nello stesso tempo potenziando la consapevolezza che ha di sé e la sua capacità di valutazione.

ER: Sta cercando di ridurre il periodo di formazione a un solo anno?

MF: Non sto cercando di ridurlo. Le cose stanno così - nel primo gruppo c’erano alcune persone che imparavano con grande facilità. Uno di loro era professore di chimica inorganica; un altro era neurologo e psichiatra e dirige l’ospedale psichiatrico. Altri invece avevano bisogno di tempo per imparare. Tutti, quando abbiamo finito e dopo il lavoro individuale di un anno, chiesero di passare un altro mese insieme perché si resero conto di cose che prima non apprezzavano e perché trovarono cose nuove che intendevano verificare. E’ quel che accade a un giovane medico che esce dalla scuola e pratica la medicina, ma continua a mandare le persone all’ospedale perché ci sono cose per le quali non si fida ancora di sé.

ER: Quanto dura adesso la sua formazione?

MF: Non ho condotto nessuna formazione dì recente.

ER: Sta partendo un altro gruppo?

MF: Dovrebbe, ma io ho moltissime difficoltà qui in America, La gente qui programma ogni cosa in termini di “maratona”. Seminari maratona, apprendimento maratona - due settimane per volta. Alcuni di loro stanno imparando in due settimane e poi insegnano.