IL MAL DI SCHIENA - IL PROBLEMA 

E LA SUA SOLUZIONE.

I risultati della Commissione Europea COST B13 

e la soluzione rospettata dal sistema 

 Integrazione Funzionale®

 

Il dolore lombare cronico non specifico

  Il dolore lombare è un problema endemico che interessa un adulto su cinque ogni anno. Sebbene solo il dieci per cento dei casi di dolore lombare diventi cronico, è uno dei più diffusi problemi di salute nelle società industrializzate. La dicitura “dolore lombare non specifico cronico” si riferisce ai casi in cui i sintomi ed il dolore, e le conseguenti disfunzioni fisiche, non sono da riferirsi a compromissione strutturale o a malattia. I così detti dolori spinali non specifici vengono categorizzati come cronici se si presentano episodi ripetuti di dolore nell’arco di un periodo di sei mesi, o se permangono per più di tre mesi. Sono molto spesso accompagnati da altri dolori muscolo scheletrici, da una accentuata sensazione di inabilità e comportamenti antalgici.

Un decennio di commisioni di studio sul dolore lombare e cervicale

 ell’anno 2000 il “Consiglio Svedese per la valutazione delle tecnologie di intervento in ambito sanitario”, ha pubblicato una esame approfondito sulle prove scientifiche riguardante le cause, la diagnosi e il trattamento del mal di schiena. Un gruppo internazionale di esperti ha esaminato 25000 articoli e selezionato circa 2000 studi riguardanti il dolore lombare e cervicale. La  conclusione è stata che il dolore lombare e cervicale e le loro conseguenze, non sono problemi da isolare alla sola sfera fisica ma sono associati a stress, preoccupazione ed ansietà. La personale percezione del paziente e la capacità di gestire il problema possono avere un impatto decisivo sulla transizione del dolore da acuto a cronico. 

 

Un problema di natura eterogenea e multidimensionale

Nonostante le molte linee guida di intervento  finora elaborate attraverso le comuni tecniche disponibili, i risultati ottenibili sono insoddisfacenti. Pertanto nel 2006, la commissione europea COST B13 ha pubblicato le linee guida per il trattamento del dolore lombare e cervicale nel quale si afferma che le terapie prese in considerazione nello studio, possono ottenere solo modesti risultati, a causa dell’eterogenea e multidimensionale natura del problema. È stato dimostrato che i pazienti con dolore lombare e/o cervicale cronico non specifico, hanno disfunzioni posturali, repertorio ristretto di movimenti, un senso cinestesico ridotto e una capacità percettiva compromessa.

 

Una risposta interdisciplinare

Numerosi studi confermano che disturbi della sfera senso motoria, sono sempre presenti in pazienti con dolore cronico. Da una prospettiva clinica la relazione tra il dolore cronico e il movimento sono inequivocabili. L’origine della disabilità nei pazienti con dolore cronico lombare non specifico può essere relazionata ad un infortunio antecedente o essere il risultato di tempi lunghi di immobilità o scadente capacità motoria, o una conseguenza di un sovraccarico fisico o psicologico. Lo studio si conclude con l’affermazione che: “ allo stato attuale poco è conosciuto sull’origine del dolore non specifico e la conseguente disabilità neuro muscolo scheletrica, e del modo in cui l’essere umano impari a controllare ed ottimizzare i suoi movimenti. La risposta va cercata nell’interazione tra neuroscienze, chinesiologia, neuropsicologia, psicologia, biomeccanica e scienze cliniche.”

 

Moshe Feldenkrais: un pioniere del pensiero scientifico nella correzione delle disfunzioni del sistema neuro-muscolo-scheletrico.

 Agli inizi degli anni 70’ Moshe Feldenkrais scriveva:

“Ciascuno di noi parla, si muove, pensa e percepisce in modo differente, secondo l’immagine di se stesso che  si è costiutita nel corso degli anni. Per migliorare   il nostro modo di agire dobbiamo migliorare l’immagine di noi che si è costituita negli anni. Ciò implica, naturalmente, un cambiamento nella dinamica delle nostre reazioni, e non una semplice sostituzione di singole azioni. 

La nostra auto -immagine consta di quattro componenti che sono coinvolte in ogni azione: movimento, sensazione, sentimento e pensiero. il contributo di ogni componente ad ogni particolare azione, varia proprio come variano le persone che eseguono l’azione ma ciascuna componente è presente, entro certi limiti, in ogni azione.”

Le componenti dello stato di veglia.

 Ci sono quattro componenti che costituiscono lo stato di veglia: sensazione, sentimento, pensiero e movimento. Ciascuna  di esse serve come base per una intera serie di metodi correttivi. 

Nella sensazione o percezione includiamo, oltre ai cinque sensi, il senso cinestesico o senso del movimento, che comprende percezioni quali il dolore, l'orientamento nello spazio, il trascorrere del tempo e il ritmo. 

Nel sentimento o sfera emotiva, includiamo a parte le emozioni familiari di gioia, dolore, rabbia. e così via; il rispetto di sé, l’inferiorità, l'ipersensibilità, ed altre emozioni consce ed inconsce che colorano le nostre vite. 

Il pensiero include tutte le funzioni dell'intelletto quali l'opposizione tra destra e sinistra, buono e cattivo, giusto e sbagliato; la comprensione, il sapere che si capisce, il classificare le cose, il riconoscere le regole, l'immaginare, il comprendere ciò che si percepisce e si prova, il ricordare quanto sopra e così via. 

Il movimento comprende tutti i cambiamenti temporali e spaziali nello stato e nelle configurazioni del corpo e delle sue parti, quali respirare, mangiare, parlare, la circolazione del sangue e la digestione. 

L'esclusione di una di queste quattro componenti delle stato di veglia è giustificata solo in teoria; in realtà, non c'è momento durante la veglia in cui tutte le capacità dell'uomo non siano impiegate contemporaneamente. Per esempio, è impossibile ricordare un evento, una persona, o un paesaggio senza usare almeno uno dei sensi - vista, udito, o gusto - al fine di riacquistare la memoria e nello stesso tempo l'auto-immagine, come la posizione, l’età, l'aspetto, l’azione, o sentimenti piacevoli o spiacevoli. 

Segue da questa interazione che una particolare attenzione ad una di queste componenti influenzerà le altre e quindi l'intera persona. In realtà non c'è un modo pratico di correggere l'individuo tranne che con un graduale miglioramento, che si alterna fra il tutto e le sue parti. 

Le differenze tra i sistemi corretivi.

 Le differenze reali fra i vari sistemi correttivi non sono tanto in ciò che fanno quanto in ciò che dicono di fare. Esplicitamente o implicitamente, la maggior parte dei sistemi è costruita sul presupposto che l'uomo ha innate inclinazioni che si  possono cambiare, cioè sopprimere, controllare, o reprimere. Tutti i sistemi che affermano che l'uomo ha un carattere costante considerano ciascuna delle sue qualità, proprietà e doti come un mattone in un palazzo; qualche mattone in alcuni palazzi può essere mancante o difettoso. 

Questi sistemi richiedono anni di fatica da parte di chi desidera aiutare se stesso. Alcuni di essi lo costringono perfino a dedicare l'intera vita.

Da un approccio statico ad uno dinamico

 Questo approccio statico trasforma la correzione in un procedimento lungo e complicato. Poiché è impossibile riparare i mattoni difettosi nella struttura di un uomo o ricollocare quelli mancanti. La vita è un ciclo continuo e il miglioramento è necessario nella qualità di questo ciclo, non nelle sue caratteristiche o disposizioni. 

Molti fattori influenzano questo procedimento, essi devono essere combinati per renderlo fluido e in grado di autoregolarsi. Più chiaramente sono compresi i principi fondamentali del procedimento, più grandi saranno i risultati. 

Gli errori possono essere usati per migliorare.

 Così come in ogni procedimento complesso le deviazioni sono usate per aiutare la regolazione della sua progressione, nella correzione dell'uomo gli errori e le deviazioni non dovrebbero essere soppressi, trascurati, o superati con la forza ad ogni costo, ma usati per dirigerne la correzione. 

La correzione dei movimenti è il miglior mezzo per migliorarsi. 

  E' stato notato che ognuna delle quattro componenti dello stato di veglia influenza inevitabilmente le altre. La scelta del movimento come mezzo principale per migliorarsi si basa sul seguente ragionamento: 

1. Il sistema nervoso è occupato soprattutto dal movimento.

 l movimento occupa il sistema nervoso più di ogni altra cosa perché non si può percepire, sentire, o pensare senza una elaborata serie multilaterale di azioni che il cervello ha istituito per sostenere  il corpo dalla trazione esercitata dalla forza di gravità; contemporaneamente dobbiamo sapere dove siamo e in quale posizione. Per conoscere la nostra posizione rispetto agli altri corpi nel campo di gravità o per cambiare posizione, dobbiamo usare i sensi, la percezione e la forza del pensiero. 

L'attiva implicazione di tutto il sistema nervoso durante la veglia è una parte di ogni metodo di auto-miglioramento, perfino in quelli che affermano di interessarsi solo di una delle quattro componenti della veglia.

 2. E' più facile distinguere la qualità del movimento. 

 Noi conosciamo più chiaramente e certamente quanto riguarda l'organizzazione del corpo contro la forza di gravità che non delle altre componenti. Ne sappiamo molto di più sul movimento che sulla rabbia, sull'amore, sull'invidia o perfino sul pensiero. E' relativamente più facile imparare a riconoscere la qualità di un movimento che la qualità degli altri fattori. 

3. Si ha una esperienza più ricca del movimento.

 Tutti noi abbiamo più esperienza del movimento e più abilità per esso, che del sentimento o del pensiero. Molte persone non distinguono tra sovra-eccitabilità e sensibilità e considerano una sensibilità altamente sviluppata alla pari di una debolezza; esse sopprimono ogni sentimento inquietante ed evitano situazioni che potrebbero causare tali sentimenti. Nello stesso modo molte persone reprimono o interrompono il pensiero. La libertà di pensiero è considerata una sfida delle leggi accettate del comportamento, non solo in religione, ma anche in campi riguardanti l’affiliazione etnica, l'economia. la morale, il sesso, l'arte, la politica, e perfino la scienza. 

4. La capacità di muoversi è importante per la stima di sé.

 La corporatura di una persona e la sua abilità a muoversi sono probabilmente più importanti per l'immagine che ha di se stessa di ogni altra cosa. Basta osservare un bambino che si è scoperto qualche imperfezione in bocca o qualcos'altro nell'aspetto che lo renda diverso dagli altri bambini per convincerci che questa scoperta influenzerà notevolmente il suo comportamento. Se, per esempio, la sua spina dorsale non si è sviluppata normalmente, avrà difficoltà coi movimenti che richiedono un forte senso di equilibrio. Inciamperà facilmente e dovrà compiere uno sforzo notevole per ottenere ciò che gli altri bambini ottengono con la massima naturalezza. Si è sviluppato diversamente dagli altri bambini; scopre di dover pensare e prepararsi in anticipo; non può contare sulle proprie reazioni spontanee. Quindi le difficoltà di muoversi diminuiscono e alterano il suo amor proprio e lo costringono ad un comportamento che ostacola la sua autostima e lo forzano ad assumere un comportamento che interferisce con il suo sviluppo nella direzione delle sue inclinazioni naturali. 

5. Tutta l'attività muscolare è movimento. 

 Ogni azione si origina nell' attività muscolare. Il vedere, il parlare, e perfino l'ascoltare richiedono azione muscolare (Quando si ascolta, il muscolo regola la tensione del timpano secondo l'intensità del suono percepito). 

In ogni movimento sono importanti la coordinazione meccanica e l'accuratezza temporale e spaziale, come pure la sua intensità. Il permanente rilassamento dei muscoli rende l'azione lenta e debole, ed una eccessiva tensione permanente rende i movimenti sussultanti e angolari; entrambe rendono visibili gli stati d'animo e sono collegate alla motivazione delle azioni. Perciò, in pazienti mentali, in persone nervose, e in chi ha un'auto-immagine instabile, è possibile scorgere di¬sturbi nel tono muscolare in conformità con la carenza. Nello stesso tempo, altri attributi dell'azione, come il ritmo e l’adeguamento nel tempo e nello spazio, possono essere più soddisfacenti. E' possibile notare difficoltà nel regolare l'intensità dei movimenti e dell'espressione facciale di una persona per la strada, perfino per un osservatore inesperto che non sa esattamente ciò che è sbagliato. 

6. l movimenti riflettono lo stato del sistema nervoso.

 I muscoli si contraggono in seguito ad una serie infinita di impulsi che vengono dal sistema nervoso; per questo il modello muscolare della posizione eretta, dell'espressione facciale e della voce, riflette la condizione del sistema nervoso. Ovviamente, né la posizione, né l’espressione, né la voce si possono cambiare senza un mutamento nel sistema nervoso che mobiliti i cambiamenti esteriori e visibili. 

Quindi, quando ci riferiamo al movimento muscolare, intendiamo gli impulsi del sistema nervoso che attivano i muscoli che non possono funzionare senza la loro direzione. Sebbene il muscolo del cuore del feto cominci a contrarsi perfino prima che si siano sviluppati i nervi che lo controllano, esso non lavora nel modo a noi familiare fino a quando il suo stesso sistema nervoso può regolarne l'azione. Da ciò possiamo dedurre quanto sembra paradossale a prima vista: il miglioramento nell'azione e nel movimento apparirà solo dopo che sia avvenuto un precedente cambiamento nel cervello e nel sistema nervoso. Cioè, un miglioramento nell' azione del corpo rispecchia il cambiamento nel controllo centrale, che è l'unica autorità. Il cambiamento nel controllo centrale è una modifica nel sistema nervoso. Come tali, i cambiamenti non sono visibili ad occhio nudo, perché la loro espressione esterna è considerata da alcuni puramente mentale, mentre altri li considerano puramente fisici.

7. Il movimento è alla base della consapevolezza. 

 Gran parte di ciò che accade in noi ci rimane offuscato e nascosto finché non raggiunge i muscoli. Sappiamo ciò che ci sta accadendo appena i muscoli del viso, del cuore, o dell' apparato respiratorio si organizzano in modelli, che noi conosciamo come la paura, l'ansietà, il riso, od altri sentimenti. Anche se per organizzare l'espressione muscolare per la reazione interna o per il sentimento è necessario solo un brevissimo tempo, si sa che è possibile arrestare la risata prima che si esplichi agli altri. Nello stesso modo, si può evitare di rendere visibile la paura e altri sentimenti. 

Non si diventa consapevoli di ciò che accade nel sistema nervoso centrale finché non si diventa consapevoli dei cambiamenti che hanno avuto luogo nella nostra posizione, stabilità e atteggiamento, perché tali cambiamenti, sono sentiti più facilmente di quelli che avvengono negli stessi muscoli. Siamo in grado di impedire la completa espressione muscolare perché i processi in quella parte del cervello che si occupa delle funzioni peculiari solo all'uomo, sono molto più lenti di quelli nelle parti del cervello che si occupano di ciò che è comune sia all'uomo che agli animali. E' proprio la lentezza di questi processi che ci permette di giudicare e decidere se agire o meno. L'intero sistema si dispone in modo che i muscoli siano ordinati e pronti sia per eseguire l’azione sia per impedire la sua esecuzione. 

Appena si diventa consapevoli dei mezzi usati per organizzare un' espressione, si possono occasionalmente scoprire gli stimoli che la iniziano. In altre parole, gli stimoli per un' azione, o la causa di una reazione, si riconoscono quando si diventa sufficientemente consapevoli dell'organizzazione dei muscoli del corpo per l'azione interessata. Talvolta si può essere consapevoli che sta accadendo qualcosa in noi senza essere in grado di definire esattamente che cosa. In questo caso si sta formando un nuovo modello organizzativo e non sappiamo ancora come interpretarlo. Il ripetersi di questa esperienza lo renderà a noi familiare; ne riconosceremo la causa e il senso ai primi segni del processo. In alcuni casi si dovrà ripetere  l’esperienza molte volte prima che venga riconosciuta. In definitiva, si diventa consapevoli della maggior parte di ciò che ci accade soprattutto attraverso i muscoli. Una parte più piccola di questa conoscenza ci perviene attraverso l'involucro, cioè la cute che avvolge l'intero corpo, le membrane che delimitano l'apparato digestivo, che avvolgono e delimitano gli organi respiratori e quelle delle superfici interne della bocca, del naso e dell'ano. 

8. La respirazione è movimento. 

 La nostra respirazione riflette ogni sforzo fisico ed emotivo ed ogni disturbo. E' anche sensibile ai processi vegetativi. I disturbi alla ghiandola tiroidea, per esempio, provocano un particolare tipo di respirazione che permette di diagnosticare questa malattia. Ogni stimolo forte e improvviso causa un arresto momentaneo nella respirazione. Tutti sanno per esperienza come la respirazione sia strettamente collegata ad ogni cambiamento del sentimento o all'anticipazione di una forte emozione. Nel corso della storia troviamo sistemi e regole definite per produrre un effetto calmante con la respirazione migliorata. Lo scheletro umano è costituito in modo che è quasi impossibile organizzare correttamente la respirazione senza collocarlo in modo soddisfacente nel campo gravitazionale. La riorganizzazione della respirazione ha successo solo nella misura in cui riusciamo indirettamente a migliorare l'organizzazione dei muscoli dello scheletro per una più corretta posizione eretta ed un movimento migliore.

 9. Punti principali dell'abitudine. 

 Infine, c'è un' altra ragione, e più importante di tutte, per cui si deve scegliere il sistema dell'agire come punto di attacco per il miglioramento dell’uomo.  Tutto il comportamento, come abbiamo notato precedentemente, è un insieme di muscoli mobilitati, di sensazioni, sentimenti, e pensiero. In teoria, ciascuna di queste componenti dell' azione potrebbe essere usata al posto delle altre, ma la parte giocata dai muscoli è così grande che se fosse omessa dai modelli della corteccia motoria il resto delle componenti del modello si disgregherebbe. 

La corteccia motoria del cervello, dove si costituiscono i modelli che attivano i muscoli, si trova solo alcuni millimetri sopra gli strati cerebrali che trattano i processi di associazione. Tutti i sentimenti e le sensazioni di cui l'uomo ha fatto esperienza erano una volta collegati ai processi di associazione.  Il sistema nervoso ha una caratteristica fondamentale: non possiamo eseguire un'azione e il suo opposto nello stesso tempo. In ogni singolo momento l'intero sistema compie una specie di integrazione generale che il corpo esprimerà in quel momento. La posizione, la sensazione, il sentimento, il pensiero, come pure i processi chimici ed ormonali, si uniscono per formare un insieme che non può essere separato nelle sue parti. Esso può essere altamente complesso e complicato, ma è l'insieme completo del sistema in quel particolare momento. 

All'interno di tale integrazione si diventa consapevoli solo di quegli elementi che coinvolgono i muscoli e l'involucro. Abbiamo già visto che i muscoli hanno il ruolo principale nella consapevolezza. Non è possibile che  avvenga un mutamento nel sistema muscolare senza un precedente corrispondente cambiamento nella corteccia motoria. Se si riesce in qualche modo ad ottenere un cambiamento nella corteccia motoria e, attraverso di questo, un cambiamento nella coordinazione dei modelli o nel loro modo stesso di essere, la base della consapevolezza in ogni integrazione elementare si disgregherà. 

A causa della prossimità alla corteccia motoria a delle strutture cerebrali che trattano il pensiero e il sentimento e della tendenza dei processi nel tessuto cerebrale a diffondersi nei tessuti vicini, un cambiamento drastico nella corteccia motoria avrà effetti paralleli nel pensiero e nel sentimento. 

Un fondamentale mutamento nella base motoria all'interno di ogni singolo modello di integrazione romperà la coesione dell'insieme e quindi lascerà il pensiero e il sentimento senza ancoraggio nei modelli delle routine stabilite. In questa condizione è molto più facile effettuare cambiamenti nel pensiero e nel sentimento, perché la parte muscolare attraverso cui questi ultimi raggiungono la nostra consapevolezza è cambiata e non esprime più i modelli precedentemente a noi familiari. L’abitudine ha perso il sostegno principale, quello dei muscoli, ed è diventata maggiormente soggetta al cambiamento.”

 

Il Metodo Feldenkrais®: un metodo scientifico di interazione tra neuroscienze, chinesiologia, neuropsicologia, psicologia, biomeccanica e scienze cliniche.”

  Fondamento del Metodo è una concezio

ne – unica e avanzata – del modo in cui organizziamo le nostre potenzialità per il movimento e le diverse abilità per la coscienza e il pensiero, e per stabilire un rapporto autentico ed efficace con il mondo in cui viviamo.

Con modalità specifiche ed innovative, il Metodo sfrutta l’intelligenza innata del sistema nervoso umano per produrre livelli di funzione più elevati. Ogni persona, quindi, utilizza ciò che appartiene a tutti gli esseri umani e, contemporaneamente, esplora le possibilità specifiche generate dal suo stile di apprendimento personale. 

Il Metodo Feldenkrais® è una scuola di pensiero e pratica delle più avanzate, tra quante mirano a sviluppare e valorizzare l’abilità della persona e la sua capacità di evolvere. Si basa sulla consapevolezza e l’apprendimento, e indaga in profondità lo sviluppo e la meccanica del movimento umano in rapporto alle funzioni del vivere. Rappresenta  uno dei più sviluppati sistemi di educazione al movimento tra quelli noti fino ad oggi. Sono infatti almeno 30.000  i movimenti esplorati, riguardanti aree quali: movimenti di colonna, testa, bacino, spalle, gambe e braccia; movimenti fini di occhi, labbra, lingua, dita delle mani e dei piedi; movimenti di sviluppo dei primi anni di vita; movimenti dinamici quali rotolare, passare da distesi a seduti, da seduti a in piedi e dallo stare in piedi al camminare. Sono inclusi anche movimenti atletici quali, ad esempio, le capriole del Judo e lo stare sulla testa; movimenti  quotidiani quali piegarsi, allungare un braccio, girare e stare in equilibrio, ecc.; infine, movimenti sottili presenti nelle varie attività percettive, cognitive ed espressive.

Un valido aiuto per chi soffre di limitazioni di vario genere.

  Negli ultimi anni i modelli di sistemi dinamici di apprendimento e di controllo motorio sono progrediti. Meno note, invece, le nuove  tecnologie applicabili alla disfunzione del movimento e nella cura ortopedica. In tale ambito si distingue per la sua efficacia ed originalità il Metodo Feldenkrais®.

Come sottolineato nelle conclusioni della commissione europea CSTB13, le rassegne della letteratura e l’analisi quantitativa della mobilizzazione e della manipolazione spinale hanno portato a concludere che, in situazioni sotto controllo, una reale efficacia è ancora da definirsi in modo attendibile. La meta-analisi dell’efficacia della mobilizzazione e della manipolazione spinale suggerisce che esse producono effetti più cospicui se effettuate parallelamente ad altre forme di trattamento ed entro il mese successivo alla terapia. Il Metodo Feldenkrais® affronta la cura ortopedica ampliando i concetti e le tecniche di approccio manuale.

La sua azione si basa sull’interrelazzione tra funzione, apprendimento e biomeccanica ed è finalizzata ad inibire gli schemi dell’abituale rigidità neuromuscolare che perpetua gli stati di dolore e la disfunzione. Inoltre, amplia le alternative motorie e fornisce strategie per muoversi con modalità nuove. Una maggiore sensibilità e un minore sforzo muscolare, insieme a possibilità motorie più ampie favoriscono un migliore apprendimento motorio e maggiore efficienza e facilità di movimento.

Il Metodo utilizza due strategie di intervento integrate: esercizi, più precisamente lezioni di movimento, chiamati Conoscersi Attraverso il Movimento® e guidati verbalmente; e un sistema di manipolazione noto come Integrazione Funzionale®. Le lezioni consistono in una vasta gamma di esplorazioni del movimento strutturate con precisione, basate su movimenti atti allo sviluppo e su attività funzionali ordinarie, oltre che su indagini più astratte dei rapporti fra articolazioni, muscoli e postura. 

Rispetto alla cura ortopedica uno degli elementi di forza del Metodo consiste nella sua capacità di avvicinare il sottile legame insito in ogni gruppo di muscoli e di finalizzare ogni azione congiunta. Tramite attività funzionali estremamente variabili vengono trattate l’atrofia selettiva di fibre muscolari con spasmo lento o rapido e il movimento di ogni articolazione viene coinvolto in un’azione altamente funzionale - azione che il paziente apprende. Nell’integrazione Funzionale® l’insegnante stimola dei cambiamenti dell’organizzazione corporea del paziente toccandolo e spostandolo in modi che consentono lo sviluppo di nuovi modelli di movimento funzionale.

Molti problemi ortopedici sono dovuti alla qualità del movimento della persona, ciò comprende sia modelli di sforzo sia modelli di tensione biomeccanica. L’intervento sulla mobilità di un segmento di articolazione può fornire una soluzione temporanea al problema del paziente, ma ben di rado mira alla qualità complessiva del movimento della persona . Nel Metodo Feldenkrais® la manipolazione o la mobilizzazione di un’articolazione non sono ritenuti mezzi validi per dare risposte adeguate alla persona che lamenta il dolore cronico e/o la disfunzione. Anche quando la disfunzione ha una genesi ben definita, il metodo Feldenkrais® prende in esame i limiti percettivi, meccanici e neuromuscolari, che spesso hanno una loro parte nelle difficoltà manifestate dalla persona. In tale prospettiva di sistemi, tutta la disfunzione emerge dal modello di percezione, in quanto in esso calata, e dal movimento nel suo insieme.

Ampliando il repertorio di movimenti, e apprendendo nuove strategie di azione che incidono sulla sua qualità, il sistema motorio dell’uomo, all’interno del quale sono racchiusi il dolore e la disfunzione, subisce alterazioni significative, in quanto la persona diventa in grado di  mettere in gioco parti di sé abitualmente escluse da questi schemi di movimento o da queste azioni. Lo spasmo muscolare riflesso e la limitazione della gamma utile nel paziente affetto da disfunzione ortopedica vengono trattati riformando gli schemi di movimento che hanno subito restrizioni o esclusioni sin dal primo formarsi di schemi motori nell’infanzia.