Generalmente, le cause della scoliosi non sono note, tranne nel caso di deformità strutturale congenita o di disordini neurologici o neuromuscolari, come in una emiparesi o simili. In un gran numero di casi la scoliosi è scoperta nell’adolescenza e peggiora nel tempo: all’inizio il problema è estetico, ma nel giro di qualche anno può causare difficoltà nel movimento, nel respiro e anche nella funzionalità di organi interni. Sin dall’inizio, ci può essere un fattore che impedisce al sistema di usare le funzioni antigravitazionali dello scheletro nel modo più efficace, cioè di allinearsi da sé in modo corretto per le varie funzioni motorie.

 

E’ limitante pensare alle vertebre come a una fila di cubetti impilati l’uno sopra l’altro, che, se fuori allineamento, cadrebbero; la colonna vertebrale, piuttosto, può essere assimilata a un bastone elastico e flessibile che può venire piegato come un arco da una corda in tensione.

Di solito, sul lato concavo della curva che forma la scoliosi si trovano muscoli tesi e accorciati.

Quale che sia il fattore che ha prodotto inizialmente questo schema muscolare, esso non è particolarmente rilevante una volta che la scoliosi si è sviluppata, questo perché il fatto di base è che è diventata un’abitudine e quindi controllata al livello non cosciente.

 

Qualsiasi programma di rieducazione neuromotoria darà risultati migliori se iniziato il più presto possibile o non appena instauratasi la deviazione. Osserviamo un po’ più da vicino il tipo di approccio da parte del Metodo Feldenkrais. L’insegnante può iniziare esplorando l’ampiezza di movimento, la sua facilità e flessibilità. Non bisogna cominciare con movimenti intesi a “correggere" le deviazioni, proprio il contrario, movimenti che esagerano una deviazione possono rilasciare i muscoli coinvolti nel mantenerla e, se il loro tono decresce, gli antagonisti controlaterali, che sono stati inibiti per la maggior parte del tempo, avranno la possibilità di aumentare il loro tono.

 

A volte sembra facile raddrizzare la colonna vertebrale di un giovane con scoliosi mentre questi sta sdraiato orizzontalmente, ma ciò non vuol dire che tale allineamento venga mantenuto nella posizione eretta o anche da seduto; il modo in cui il sistema usa lo scheletro nelle sue funzioni antigravitazionali è, in un certo senso, scorretto, come si è già detto. Il sistema dell’allievo non allinea le vertebre in modo da rendere possibile la propagazione delle forze attraverso lo scheletro senza sforzo muscolare, perciò è bene fornirgli l’esperienza di tale possibilità: lo si può fare in quasi tutte le posizioni sdraiate spingendo delicatamente attraverso la testa, attraverso la settima vertebra cervicale, o attraverso le gambe o il bacino nella direzione della colonna. Bisognerebbe dedicare una particolare attenzione alla flessibilità del tronco e ai movimenti della respirazione; questi possono venire pregiudicati, in misura minore o maggiore, da tale schema di “mantenimento" di una specifica postura. Bisognerebbe accertarsi della facilità di movimento della scapola e della clavicola in modo che le costole sottostanti partecipino più prontamente ai movimenti respiratori.

 

Può darsi che, durante la respirazione, alcune costole si muovano in maniera insoddisfacente o per niente, questo problema può venire alleviato per mezzo di una leggera spinta sulle costole, in dentro e in giù, durante l’espirazione, al fine di stimolare l’espansione durante l’inspirazione. Il tutto deve essere fatto molto delicatamente in modo da favorire un processo di apprendimento da parte dell allievo.